Documenti - storia

La strage di Grugliasco

Relazione sui tragici fatti del 30 Aprile 1945

Grugliasco li 1° Maggio 1945

Domenica sera 29 aprile u.s. verso le ore 21.30, irrompeva improvvisamente nell’abitato un reparto di truppe tedesche, che risultava essere l’avanguardia di una colonna motorizzata in ritirata dal Pinerolese. Primo gesto della truppa, che appariva letteralmente abbruttita dall’alcol, fu quello di sparare all’impazzata per le vie del paese. In questa prima sparatoria rimanevano uccisi due giovani in servizio presso la locale S.A.P., i cui cadaveri, resi irriconoscibili per le sevizie subite, venivano reperiti nelle adiacenze del campanile. Verso mezzanotte arrivava il grosso della colonna che risultava fortemente armata, munita di mezzi corazzati e di artiglierie di ogni calibro.
Nella notte stessa le truppe irrompevano nella Casa del Popolo prelevando tutti quelli che in essa si trovavano. Intanto venivano sistematicamente saccheggiate abitazioni civili e negozi: tutto quanto poteva a loro servire veniva asportato (commestibili vari, vini, liquori, biciclette, capi di vestiario, lenzuola, stoffe nonché cavalli e muli) il resto veniva vandalicamente distrutto. Furono sottratte anche somme di danaro: alcune famiglie vennero private di tutto il loro avere. Verso le due la soldataglia penetrava nel convento dei Fratelli Maristi ex sede del locale presidio tedesco – e catturava tre giovani del servizio d’ordine che custodivano alcuni materiali che il nemico aveva abbandonato nella fuga. Il direttore della Casa, frate simpaticamente noto ed apprezzato da tutti per l’illuminata e benefica opera svolta in particolari e delicate situazioni durante il periodo dell’oppressione nazifascista, fu obbligato, armata mano, ad accompagnarli in Municipio dove, non trovando altri, catturarono il Segretario comunale ed il custode che furono condotti in piazza ed ammassati con gli altri in precedenza catturati. Anche il frate fu messo sotto sorveglianza. Al mattino ebbero inizio le esecuzioni. Condotti gruppi compatti sui luoghi designati, dopo che gli energumeni si furono sfogatisi loro con torture e sevizie di ogni genere, gli infelici furono abbattuti con raffiche di mitraglia.
Venivano pure fucilati altri ostaggi prelevati a Collegno. Niente giustifica questi crimini perché da accurate indagini risulta che nessun colpo è stato sparato dai patrioti e nessun cittadino si rendeva comunque responsabile di atti o provocazioni atti a offrire un pretesto alla rappresaglia. Un salesiano, cappellano militare, che, trovandosi a Grugliasco, aveva cercato di interporre i suoi buoni uffici per evitare la carneficina, si sentiva rispondere che loro ormai si sentivano ingannati a morte e che a loro poco importava che morissero anche dei cittadini di Grugliasco. Il sacerdote veniva quindi legato con gli altri, dileggiato, battuto a sangue e infine passato per le armi.
Occorre aggiungere che al saccheggio delle abitazioni parteciparono anche degli ufficiali.
I cadaveri dei nostri Martiri venivano spogliati del danaro e degli oggetti preziosi.
Mentre stiamo stilando la presente relazione si sta procedendo al riconoscimento delle salme che vengono trasportate nel salone municipale fra le lacrime ed il cordoglio di tutta una popolazione terrorizzata.
Quattro giovani che le raffiche dei criminali avevano solo ferito sono stati raccolti da pietose persone ed avviate all’ospedale di Rivoli.
Si stanno raccogliendo tutti gli elementi atti ad identificare il reparto a cui appartenevano le belve naziste per potere così raggiungere i criminali responsabili e trascinarli davanti ad una popolazione colpita nei suoi affetti più cari che chiede giustizia.

Giuseppe Dassetto – Partito Liberale
Alberto Gurlino – Partito Socialista
Manfredo Manferdini – Democrazia Cristiana
Giacomo Mossa – Partito d’Azione
Camillo Cenni – Partito Comunista

Relazione del C.L.N. Comunale – 1955

Al Signor Sindaco del Comune di Grugliasco

I sottoscritti, membri del C.L.N. comunale, certi di interpretare il sentimento di tutti i cittadini, intendono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei competenti organi amministrativi sui tragici fatti del 30 aprile 1945 affinché venga ufficialmente riconosciuta la importanza storica ed il valore morale che detti fatti assumono nel grande quadro della Resistenza Italiana.
I sottoscritti pregano pertanto il Sig. Sindaco e l’Amministrazione Comunale di voler promuovere nelle dovute forme un’azione tendente ad ottenere una decorazione al labaro del Comune.
È stata raccolta pertanto, a cura degli ex componenti il C.L.N., un’ampia documentazione che viene consegnata alle Autorità comunali affinché sia annessa alla pratica.
Non è il caso di rifare in questa sede la storia delle dolorose giornate: esse sono talmente presenti alla memoria di tutti che ogni rievocazione è superflua; per i non grugliaschesi basterà l’esame dei documenti raccolti.
Gioverà tuttavia sottolineare alcuni punti, dato il loro particolare interesse. Si fanno pertanto seguire alcune dichiarazioni avvertendo che ad esse viene dato valore di testimonianza diretta.

1° È indubbio che in tutto il territorio posto sotto la giurisdizione del CLN di Grugliasco non si verificò in quei giorni alcun episodio, anche di limitata importanza, che possa essere servito di pretesto alla strage. Gli accertamenti fatti a suo tempo, ed il vaglio delle notizie raccolte in seguito, permettono di escludere tassativamente una simile eventualità. Le voci in contrasto con quanto qui si afferma, sporadicamente circolanti, e con versioni sempre diverse, sono da considerarsi tendenziose. Le stesse fonti – talvolta facilmente individuabili in ambienti cosiddetti nostalgici – denunciano implicitamente tendenziosità e ne rivelano gli scopi.
Gioverà appena rilevare – a parte la palese malafede – quanto abbietto appaia il tentativo di giustificare la strage con dei supposti episodi di resistenza personale. Nemmeno una resistenza organizzata, nemmeno un vero e proprio episodio di guerra guerreggiata, possono giustificare un massacro di prigionieri e di inermi. Per simile pervertimento del senso morale ogni parola di esecrazione è insufficiente.

2° Risulta da concordi testimonianze che il contegno delle Vittime fu sempre dignitoso e fermo: sia nel breve periodo di cattività – durante il quale furono sottoposti ad inenarrabili sevizie -, sia davanti ai plotoni di esecuzione. A questo punto gioverà far notare che nessuno degli altri esponenti della Resistenza locale, non catturati, venne in seguito ricercato nella propria abitazione od in altro luogo dove presumibilmente avrebbe potuto trovarsi. Eppure essi erano ben conosciuti dai prigionieri, alcuni dei quali particolarmente a giorno della situazione locale. Che siano state fatte pressioni per ottenere rivelazioni, è cosa che si può senz’altro affermare, ben conoscendo la inesorabile prassi di simili operazioni. Di che genere siano state tali pressioni lo si può facilmente immaginare chiunque conosca, per esperienza diretta e per sentito dire, i metodi usati dai nazisti. È certo comunque che nessuno parlò. Ed erano sessantasei!

3° Il contegno della popolazione fu esemplare. Tutti, è vero, ebbero momenti di angoscia, di paura, di smarrimento, più o meno intensi secondo le particolari situazioni. Ciò è umano. L’importante è di non perdere il controllo dei propri nervi creando situazioni pericolose per sé e per gli altri. I grugliaschesi seppero controllarsi: non si ebebro manifestazioni di panico e né incomposte scene di terrore. Benché le strade fossero bloccate vi fu sempre uno scambio di notizie fra i diversi quartieri ad opera di volenterosi che approfittando di particolari condizioni planimetriche, si portavano da un casamento all’altro, scavalcando muriccioli e finestre, o per altri passaggi di fortuna, sempre evitando le strade. Sono inoltre da ricordare coloro che, a poche decine di metri dalle sentinelle tedesche, raccolsero e curarono i feriti per tutta una giornata e coloro che animosamente si organizzarono per raccogliere detti feriti e trasportarli verso sera all’ospedale. Ma dove maggiormente si rivelò il grande cuore dei grugliaschesi fu quando, non ancora cessato tutto il pericolo, esplose quella grande fiammata di carità e solidarietà. Chi può elencare, od anche semplicemente enumerare, tutti coloro che si prodigarono in mille guise, raccogliendo i corpi delle gloriose Vittime, lavandoli e componendoli; assistendo le famiglie orbate dei loro cari; prestandosi in mille modi per tutto ciò che in quei momenti poteva sembrare utile o pietoso! E così per vari giorni. Ed in prima fila le donne: giovani e vecchie, spose e ragazze.

Un segno tangibile dei sentimenti dei grugliaschesi è dato dall’ingente cifra raccolta in una spontanea sottoscrizione, come si può rilevare dalla documentazione annessa.

Gli ex componenti il C.L.N. riuniti ancora una volta per stilare la presente nota, raccomandano al Sig. Sindaco, alle autorità comunali ed a tutti i cittadini investiti di responsabilità politiche e sociali di cooperare attivamente per il buon esito della pratica, mentre danno voti che l’invocato riconoscimento non abbia a mancare.

Tale riconoscimento Grugliasco non chiede per sé, ma per i suoi Morti; affinhcè la memoria del loro Sacrificio non abbia a spegnersi, ma resti segnata per esempio a caratteri d’oro e di sangue nella storia del nostro popolo: sappiano i venturi quanto sia costata la riconquista della libertà perduta.

In fede

F.ti: Dassetto Rag. Giuseppe (Partito Liberale)

Mossa Dott. Giacomo (Partito d’Azione)

Manferdini Manfredo (Democrazia Cristiana)

Gurlino Alberto (Partito Socialista Italiano)

Cenni Camillo (Partito Comunista Italiano)

 

Dalla motivazione della concessione della Medaglia d’Oro al Valor Partigiano

“… festante correva per le contrade l’entusiasmo per la riconquistata libertà, quando improvviso tornò il lutto con l’assassinio di sessantasei innocenti, che, pur tra le infinite torture, non piegarono, con il loro tenace silenzio fino al supremo olocausto testimoniando per il Paese, che Essi vollero libero e democratico…”.

Settembre 1943 – Aprile 1945

 

La Medaglia d’Argento al Valor Civile concessa ai Comuni di Grugliasco e di Collegno colpiti insieme dalla strage del 29-30 Aprile 1945

Istanza alla Presidenza della Repubblica di concessione di Medaglia al Merito Civile alle città di Grugliasco e Collegno (provincia di Torino) per l’eccidio dei 68 Martiri tra il 29 e 30 Aprile 1945 da parte di una divisione tedesca.

Tra la sera del 29 Aprile ed il mattino successivo del 30 Aprile 1945 a Grugliasco, in provincia di Torino, 68 persone – Partigiani, civili (tra i quali il Segretario comunale e il custode del Municipio di Grugliasco) ed anche un sacerdote – furono crudelmente seviziate e passate per le armi dai soldati di una colonna tedesca in ritirata proveniente dalla Liguria, che nel suo tragitto aveva già seminato terrore e morte. Dei Caduti, 20 erano residenti di Grugliasco, 32 erano residenti del confinante comune di Collegno, i restanti 15 erano Partigiani provenienti da altri comuni.

La colonna tedesca responsabile dell’eccidio era la 34° Infanterie Panzer Division comandata dal Generale Schlemmer (*), operante principalmente in Liguria e utilizzata in particolare nella lotta antipartigiana.
Questa divisione, composta da 12.000 uomini, era reduce dal fronte russo (Ucraina), dalla Romania e dalla Slesia dove aveva subito ingenti perdite. I suoi soldati si trovavano in pessime condizioni psicofisiche. Proveniente, quindi, dalla Liguria, doveva collegarsi alla V* Divisione Alpenjager “Gambus” nella zona tra Stupinigi e Rivoli. I primi contatti avvennero puntualmente il 28 Aprile presso il Castello di Stupinigi, dove si erano attestati circa 35.000 uomini e 60 carri armati “Tigre”: l’intento era quello di evitare l’attraversamento di Torino, già invasa dai Partigiani scesi dalle montagne per liberarla, per dirigersi così verso Ivrea e poi ancora verso Est, sino a raggiungere Milano e proseguire verso il Passo del Brennero. Al loro passare lasciavano, dietro di sé, una scia di sangue e distruzione, costellata di furti e atti di vandalismo a danno delle popolazioni civili.

Durante la ritirata e solo attraversando il Piemonte, la colonna fece almeno 300 vittime, 128 delle quali risulta fossero civili, 113 Partigiani, 63 Sappisti. Si tratta di elementi del tutto indicativi sia per quanto concerne il numero, probabilmente in difetto, sia per la diversità delle circostanze che condussero alle stragi, sia rispetto ai ruoli interpretati dai vari protagonisti: tedeschi, fascisti, Partigiani, popolazione civile.

In quegli ultimi giorni del 1945 le comunità di Collegno e Grugliasco furono colpite dalla ferocia nazista, divenendo teatro di una carneficina vissuta dalla colazione come qualcosa di inaudito. Tra i 20 Caduti grugliaschesi c’erano ragazzi (ben 8 avevano meno di vent’anni), poco più che bambini come Agostino D’Amico (Marietta Aleina) di 14 anni (caduto civile, ucciso alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo); Danilo Zoppelli di 15 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo) e Carlo Giovanni Girardi di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino); c’erano figure istituzionali, tutt’altro che uomini d’azione o politicizzati, come il Segretario comunale Francesco Vaglienti di 53 anni (caduto civile, ucciso alle ore 10.00 circa del 30 Aprile in via Panealbo, all’altezza del n° civico 19) ed il custode del Municipio Stefano Scoffone di 46 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo), che vennero ammazzati per essersi rifiutati di riconoscere gli ostaggi rastrellati nella notte. Ad essi si aggiungono Tiziano Lanza di 41 anni ( caduto Partigiano, ucciso intorno alle 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo), un animatore della vita associativa di Grugliasco, presidente della “Casa del Popolo” e tra gli organizzatori dei festeggiamenti di quei giorni, dopo la Liberazione; Bonfiglio Celestino Marengo di 29 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo), Francesco Cravero di 29 anni e Lorenzo Bongiovanni di 19 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino), membri dell’Azione Cattolica e Partigiani a guardia del Convento dei Maristi, sede del Comando tedesco prima della sua evacuazione; Secondo Bechis di 45 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo); Giuseppe Cena di 24 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo); Giovanni Battista Longo di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo); Andrea Longo di 21 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo); Mario Vincenzo Neirotti di 30 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino); Domenico Quenda di 27 anni (caduto Partigiano, ucciso in via Torino nei pressi del civico n° 8 la sera del 29 Aprile); Aldo Rossi di 20 anni (caduto Partigiano, ucciso in via Torino nei pressi della torre civica la sera del 29 Aprile); Odoardo Santorelli di 19 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo); Matteo Stuardo di 30 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano); Giovanni Tobanelli di 19 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo); Luigi Ughetto di 19 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino).

Dei 32 morti collegnesi, la metà non aveva ancora vent’anni, come Carlo Zani di 15 anni (caduto civile, ucciso tra le ore 7.30 e le 8 del 30 Aprile in via Crispi a Collegno); Sergio Allegri di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Aldo Bargiacchi di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso tra le 7 e le 8 del 30 Aprile nella casa ex GIL in via Italo Balbo 18 a Collegno); Gino Garzaro di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Sergio Maritano di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Guerrino Tampellini di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Nello Tarenzi di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Rino Bassi di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Angelo Bertino di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Umberto Boscarato di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Augusto Corti di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Rolando Natali di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Francesco Pozzato di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Renato Sigot di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Bruno Tonello di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Ferruccio Villani di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Lorenzo Depaoli di 19 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco). A questi si aggiungono Maria Cordero di 20 anni (caduto civile, uccisa tra le ore 6 e le 8.45 nella sua abitazione in via Venezia 21 a Collegno); Vainer Furini di 20 anni (caduto Partigiano, ucciso il 30 Aprile alle ore 9.30 in regione Regina Margherita in Collegno); Bruno Marizza di 20 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Ennio Villani di 20 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Giulio Careglio di 21 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Severino Doppi di 21 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Pietro Paolo Losa di 21 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Carlo Depaoli di 38 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Francesco Currà di 51 anni /caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 21 del 30 Aprile nella propria abitazione in corso Italia angolo corso Regina Giovanna 2 a Collegno); Angiolina Follo di 47 anni (caduto civile, uccisa tra le ore 6 e le 6.30 del 30 Aprile nella propria abitazione in via Venezia 21 a Collegno); Severino Follo di 44 anni (caduto Partigiano, ucciso tra le ore 6 e le 8.15 del 30 Aprile per strada in via Venezia 21 a Collegno); Domenico Gallino di 30 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 8 del 30 Aprile in corso Italia 243 a Collegno); Italo Pereno di 24 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Vittorio Sassi di 44 anni (caduto Partigiano, ucciso tra le ore 6 e le 7.45 del 30 Aprile nella propria abitazione presso la casa ex GIL in via Italo Balbo 18 a Collegno); Enore Tampellini di 22 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco).

Le rimanenti 15 vittime provenivano da altri comuni: Mario Berta, residente ad Avigliana (Torino), di 28 anni (caduto Partigiano, ucciso in Grugliasco la sera del 29 Aprile); Luciano Borri, residente in Torino, di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Don Mario Caustico, sacerdote, residente in Torino, di 32 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Giacomo a Grugliasco); Antonio Coletti, residente in Rivoli (Torino), di 37 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10 circa del 30 Aprile in via Panealbo a Grugliasco, all’altezza del civico 19); Attilio De Cecco, residente in Ragogna, di 24 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Bruno Filippi residente in Alice Superiore, di 22 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 9.30 del 30 Aprile in via San Massimo 1 a Collegno); Raffaele Guerra, residente a Castelnuovo (Napoli), di 21 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Alfredo Pollino, residente in Castellamonte (Torino), di 27 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 6.45 del 30 Aprile in zona Regina Margherita a Collegno); Felice Roggero, residente in Rivoli (Torino), di 19 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Giovanni Battista Ronchietto, residente in Chiesanuova (Torino), di 36 anni (caduto civile, ucciso intorno alle ore 16 circa in via Principe Amedeo 7, davanti all’Ospizio del Cottolengo a Grugliasco); Federico Scalenghe, residente in Rivoli (Torino), di 35 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in regione San Firmino a Grugliasco); Ermanno Scali, residente a Torino, di 17 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Annibale Sibona, residente in Druento (Torino) di 21 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Paolo Michele Tortone, residente in Torino, di 25 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco); Tommaso Tortone, residente in Torino, di 18 anni (caduto Partigiano, ucciso intorno alle ore 10.30 del 30 Aprile in via Olevano a Grugliasco).

Stando alle testimonianze nella relazione allegata, i primi due morti si ebbero la sera stessa del 29 Aprile a Grugliasco in via Torino (l’attuale via Lupo), subito dopo l’ingresso dei tedeschi nel paese: si trattava di Domenico Quenda e Aldo Rossi. Fu questo il primo atto della rappresaglia che sarebbe costata, il giorno successivo, la vita ad altre 65 persone, 11 delle quali vennero uccise a Collegno e le altre a Grugliasco, dove nella notte erano stati trasferiti anche gli ostaggi catturati a Collegno. Il tredicenne torinese Romano Dellera, prelevato come ostaggio a Collegno, fu ammazzato il giorno dopo nei pressi del cimitero di Rivoli, facendo salire il numero complessivo delle vittime di quel massacro a 68.

Sia Grugliasco che Collegno hanno sempre considerato concordemente i caduti di quell’eccidio come i propri Martiri, al di là del fatto che maggiore fu il numero di caduti nel territorio grugliaschese o più numerose furono le vittime collegnesi.

Ecco perché i Sindaci di Collegno e di Grugliasco, con i Presidenti dei rispettivi Consigli Comunali, a nome della Giunta e dell’Assembla che rappresentano, unitamente al Presidente del Consiglio Provinciale di Torino, sentite le rappresentanze locali dell’Associazione delle Famiglie dei Martiri e dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, interpretando la volontà della cittadinanza tutta,

CHIEDONO

Il riconoscimento civile dello Stato per il tributo di sangue innocente pagato nella Liberazione del Paese dal Nazifascismo e per l’offesa inferta dall’odio dei perdenti a questa comunità.

Grugliasco, lì 10 Gennaio 2006

Il Presidente del Consiglio della Provincia di Torino
Sergio Vallero
Il Sindaco della Città di Collegno
Silvana Accostato

Il Sindaco della Città di Grugliasco
Marcello Mazzù

Il Presidente del Consiglio Comunale di Collegno
Silvia Martina

Il Presidente del Consiglio Comunale di Grugliasco
Giuseppe Rizzo

 

Modulario interno 260 – N° V/11971 – Mod. 16
IL MINISTRO DELL’INTERNO

Veduto il Decreto del Presidente della Repubblica 13 Aprile 2006 con cui fu conferita al Comune di Grugliasco (TO) la Medaglia d’Argento al Merito Civile con la seguente motivazione:

“Piccolo Comune rurale ci circa cinquemilaquattrocento abitanti, generosamente impegnato nella lotta partigiana, subiva un efferato eccidio da parte delle truppe naziste che trucidarono brutalmente venti eroici cittadini, tra cui giovani non ancora ventenni. Luminoso esempio di spirito di sacrificio e di profonda fede in un’Italia libera e democratica”.

29-30 Aprile 1945/Grugliasco (TO)

Rilascia il presente brevetto a documento della ottenuta onorifica ricompensa della quale sarà dato annunzio nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Roma addì 19 Aprile 2006
Il Ministro Giuseppe Pisanu

 

*  dal maggio 1944 al maggio 1945 il comandante del reparto era il Generale Theo-Helmut Lieb, cui è succeduto il Colonnello Ferdinand Hippel.

 

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Guarda il documentario “La lunga scia di sangue”